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Posts Tagged ‘ioleggoperchè’

Cita un libro 8, #ioleggoperché

aprile 4, 2015 44 commenti

Sabato sera, vigilia di Pasqua.
La casa è in uno stato di sospensione, mentre si attende il ritorno dei figli che un treno vacanziero aveva trascinato verso sud, e si medita se imbarcarsi nella tintura delle uova o ignorare le tradizioni.
E se ci lanciassimo nell’impresa di riprodurre queste splendide galassie?

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E’ un’idea.

Intanto, mentre la settimana che si chiude già si proietta verso la domenica, un pigro giro in rete mi porta verso la casa della dama hejan Murasaki, dove scopro che il nuovo vincitore settimanale del gioco citaunlibro  è … iome! No, non iome, proprio iomeme. Dovevo sospettarlo, eh. Per via del gatto.

Accantoniamo le uova, allora, ché qui bisogna tirar fuori un tema in fretta, dar tempo ai giocatori di studiare il mazzo, pescare la carta giusta, badare di non impiastricciare tutto con la cioccolata, fare le cose per benino.

Mi affido sempre al disordine che mi circonda, e pesco da un libro che mi è molto caro un citazione che è una citazione. Una citazione al quadrato.

Teste

infinito

(M. Kline, Mathematics in Western Culture)

La colpa, signore e signori, è delle uova decorate. Il tema della settimana è l’infinito.

(ioleggoperchè)


Ricordo le regole del gioco:

1. La domenica, tra le 0.00 e le 23.59 si va sul wall di #ioleggoperché, si sceglie un post-it di citazione e si pubblica sul proprio blog, inserendo nel post il link al portale di #ioleggoperché;

2. Si segnala la pubblicazione sul post del giudice;

3. Durante la settimana si partecipa, se si vuole, alla discussione che (auspicabilmente) da quelle citazioni sarà indotta;

4. Il sabato sera o la domenica successiva, a scelta, il giudice, insieme alla nuova citazione, pubblicherà la classifica delle prime tre citazioni, motivandole;

5. Il giudice stesso passerà dal blog della citazione vincitrice a lasciare il testimone; per far ricominciare il gioco;

6. Il nuovo giudice pubblicherà la sua citazione e il suo post, assegnando eventualmente un tema per le nuove citazioni settimanali;

7. I giocatori possono anche decidere di non seguire il tema: saranno ugualmente partecipanti a Cita-un-libro, ma non potranno concorrere alla vittoria della settimana.

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Il titolo non c’è – #Ioleggoperché

marzo 29, 2015 14 commenti

Questa settimana il tema del gioco citaunlibro è morte.

Mi sarebbe piaciuto partecipare con qualcosa che fosse legato alle grandi morti e resurrezioni cosmiche, siamo polvere di stelle, ma mi sono dovuta arrendere al disordine cosmico che regna tra le mie cose in questo periodo. Il disordine è un modo di morire, sapevatelo, anche nel piccolo della mia scrivania.

Allora ho cambiato prospettiva – oppure, vedetela così: c’era un libro aperto là dove ne stavo cercando uno diverso.
Coincidenze.

Gatto

Un gatto è rinchiuso in una scatola d’acciaio insieme al seguente diabolico dispositivo (che deve essere tenuto al riparo dall’interferenza diretta del felino): in un contatore Geiger c’è un minuscolo frammeno di una sostanza radioattiva, così piccolo che nel giro di un’ora forse uno dei suoi atomi decadrà, ma forse, con uguale probabilità, non ne decadrà nessuno; se il decadimento ha luogo, il tubo contatore si scarica e tramite un relè libera un martello che spezza una fialetta di acido cianidrico. Ammesso di lasciare l’intero sistema indisturbato per un’ora, si può dire che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo è decaduto. Il primo decadimento atomico infatti l’avrebbe avvelenato. La funzione d’onda dell’intero sistema esprimerebbe tale situazione contenendo in sé il gatto vivo e il gatto morto (si perdoni l’espressione) mescolati o confusi insieme in parti uguali.

 

 

Questo blog desidera rassicurare le madrine della gara, grandi amanti dei gatti: nonostante durante l’infanzia io abbia una volta chiuso il gatto di casa nel frigorifero, da allora per i gatti ho avuto solo pensieri affettuosi e parole di stima. Quando penso al povero gatto nella scatola, me lo immagino pigramente intento a fare le fusa in un purgatorio gattesco dal quale verrà presto liberato, vivo e pieno di feline energie.


(Ioleggoperché )

The thrilling adventure of Lovelace and Babbage – #ioleggoperché

marzo 8, 2015 6 commenti

lovelace

Riciclo in fretta e furia una vecchia cosa che mi era molto piaciuta, perché oggi è l’otto marzo e non ne posso più di stupide pubblicità e commenti che ci riportano indietro di decenni. Se proprio non vogliamo parlare seriamente della strada che ancora ci resta da fare, possiamo almeno celebrare le donne che ancora affascinano nuove generazioni di future scienziate.

E possiamo farlo anche divertendoci.

Sydney Padua: Lovelace – The origin (si comincia da qui).

(ioleggoperché)

La teoria delle nuvole – #ioleggoperché

marzo 1, 2015 3 commenti

nuvoleLuke Howard si è accorto di poter ricondurre le modificazioni delle nuvole a tre grandi tipi fondamentali. Certe infatti sembrano sovrastare tutte le altre e si distendono, come graffi di gatti o criniere, in lunghe fibre parallele o divergenti, quasi diafane; Howard le chiama filamenti: saranno i cirri, dal latino. Altre nuvole appaiono più dense e, giocando con i raggi del sole, si ergono in tutta la loro massa sulla loro base orizzontale, così monumentali che Luke Howard le chiama ammassi, ossia i cumuli, sempre dal latino. Ma succede anche e spesso in Inghilterra che le nubi formino un’unica coltre immensa e continua, che a volte tocca il suolo e si chiama nebbia, mascherando tutto l’azzurro del cielo; quel manto informe merita il nome di nuvola estesa; da qui l’appellativo di strato. Per completare la serie, Howard individua il nembo, o nuvola di pioggia, di cui fa un tipo misto, battezzandolo anche cumulocirrostrato.

La teoria delle nuvole

(ioleggoperché)

Il sistema periodico – #Ioleggoperché

febbraio 22, 2015 3 commenti

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E’ una struttura graziosa, non è vero?

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Fa pensare a qualcosa di solido, di ben connesso. Infatti, accade anche in chimica, come in architettura, che gli edifici “belli”, e cioè simmetrici e semplici, siano anche i più saldi: avviene insomma anche per le molecole come per le cupole delle cattedrali o per le arcate dei ponti. E può anche darsi che la spiegazione non sia remota né metafisica: dire “bello” è dire “desiderabile”, e da quando l’uomo costruisce , desidera costruire con la minima spesa ed in vista della massima durata, e il godimento estetico che prova nel contemplare le sue opere viene dopo. Certo non è sempre stato così: ci sono stati secoli in cui la bellezza veniva identificata con l’adornamento, il sovrapposto, il fronzolo; ma è probabile che fossero epoche devianti, e che la bellezza vera, quella in cui ogni secolo si riconosce, sia quella delle pietre dritte, delle carene, della lama di scure e dell’ala di aereo.

Il sistema periodico – Azoto

(ioleggoperché)

L’elettricità, scienza delle meraviglie – #ioleggoperché

febbraio 18, 2015 6 commenti

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– Ferma, ferma, mamma, e quello cos’è?

– Il doodle che Google dedica ad Alessandro Volta, l’inventore della pila, che è nato 270 anni fa…

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– La pila?

– La pila, sì, quella che puoi usare per accendere le lampadine. Un dischetto di rame, uno di zinco, un po’ di succo di limone.

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– La posso fare anche io?

– Sì, sì, certo.

Volevo raccontargli che nel ‘700, prima di Volta, l’elettricità molto di moda e tutti facevano a gara per inventare nuovi esperimenti meravigliosi e stupefacenti.

E’ celebre l’esperienza del 1730 di Gray col bambino sospeso con delle corde ed elettrizzato (un bambino come te). Continuamente ripetuta, oltre oceano da Franklin e collaboratori alla Library Company di Filadelfia, e oltre Manica da Du Fay alla corte di Luigi XV, essa offriva sempre uno spettacolo sorprendente. Con un tubo di vetro strofinato, Gray  aveva elettrizzato di tutto:

una ghinea, uno scellino, un pezzo di stagno, una paletta, delle molle, un attizzatoio, un bricco da tè di rame, vuoto o pieno di acqua calda o fredda, della pietra focaia e dell’arenairia, mattoni, tegole, gesso,  foglie di verdure e di alberi, una carta del mondo, una tovaglia, un ombrello, un gallo morto.

Un giorno, l’8 aprile 1730, gli venne in mente di provare con un corpo umano. Prese un povero ragazzo di 47 libbre, lo appese orizzontalmente al soffitto con delle corde, lo elettrizzò accostando il tubo di vetro a diverse parti del corpo e osservò che esso attraeva foglioline di ottone.(*)

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Volevo raccontargli tutto questo, ma se n’è andato a giocare.


(*) sempre Marcello Pera, La rana ambigua

La nascita di un doodle, raccontata dal suo doodler: qui.

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