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L’elettricità, scienza delle meraviglie – #ioleggoperché

febbraio 18, 2015 6 commenti

rana(ioleggoperché)

– Ferma, ferma, mamma, e quello cos’è?

– Il doodle che Google dedica ad Alessandro Volta, l’inventore della pila, che è nato 270 anni fa…

Volta_hpmbl_550x220

– La pila?

– La pila, sì, quella che puoi usare per accendere le lampadine. Un dischetto di rame, uno di zinco, un po’ di succo di limone.

pila

– La posso fare anche io?

– Sì, sì, certo.

Volevo raccontargli che nel ‘700, prima di Volta, l’elettricità molto di moda e tutti facevano a gara per inventare nuovi esperimenti meravigliosi e stupefacenti.

E’ celebre l’esperienza del 1730 di Gray col bambino sospeso con delle corde ed elettrizzato (un bambino come te). Continuamente ripetuta, oltre oceano da Franklin e collaboratori alla Library Company di Filadelfia, e oltre Manica da Du Fay alla corte di Luigi XV, essa offriva sempre uno spettacolo sorprendente. Con un tubo di vetro strofinato, Gray  aveva elettrizzato di tutto:

una ghinea, uno scellino, un pezzo di stagno, una paletta, delle molle, un attizzatoio, un bricco da tè di rame, vuoto o pieno di acqua calda o fredda, della pietra focaia e dell’arenairia, mattoni, tegole, gesso,  foglie di verdure e di alberi, una carta del mondo, una tovaglia, un ombrello, un gallo morto.

Un giorno, l’8 aprile 1730, gli venne in mente di provare con un corpo umano. Prese un povero ragazzo di 47 libbre, lo appese orizzontalmente al soffitto con delle corde, lo elettrizzò accostando il tubo di vetro a diverse parti del corpo e osservò che esso attraeva foglioline di ottone.(*)

gray2

Volevo raccontargli tutto questo, ma se n’è andato a giocare.


(*) sempre Marcello Pera, La rana ambigua

La nascita di un doodle, raccontata dal suo doodler: qui.

Non ci sono più i ponti di una volta

aprile 15, 2013 Lascia un commento

C’è una città russa sul Baltico che ora si chiama Kaliningrad, ma  prima della seconda guerra mondiale si chiamava Königsberg ed era prussiana. Fondata nel 1255, nel 1724 vi nacque Kant.

Più o meno in quegli anni lì, Eulero, che invece era nato nel 1707 (il 15 aprile, cioè oggi), viveva a San Pietroburgo, dove era arrivato nel 1727 per prendere la cattedra in medicina lasciata libera da Daniel Bernoulli.

doodleEulero

In medicina, sì, chi l’avrebbe detto. Per passare poi a matematica, però. Nel 1734 si era sposato e nel 1736 doveva avere già qualche figliolo. Tredici figli (anche se molti non sopravvissuti), un carattere poco incline alla vita mondana, si dice che gli capitasse di lavorare con un bambino in braccio o che giocava sul pavimento vicino a lui. Tanto di cappello.

Che c’entra Königsberg? Königsberg c’entra perché il fiume Pregel, che l’attraversa, a un certo punto si biforca creando un’isola, e dividendo così la città in quattro zone collegate da ponti, come si vede in questa cartina:

pontiKonig

Se uno li conta, i ponti sono sette. Dice che fosse in voga questo giochino: è possibile pensare di fare una passeggiata  per le diverse zone della città attraversando tutti i ponti, ciascuno una volta sola,  per tornare poi al punto di partenza?

Eulero si mise al lavoro su questo problema, che è noto come il Problema dei  ponti di Königsberg (appunto) e lo risolse dimostrando che … no, la passeggiata così non si può fare. Il problema è famoso non solo perché è divertente, e ci si può giocare anche coi bambini, ma anche perché Eulero lo risolse con un procedimento che ha gettato le basi della teoria dei grafi.

E’ una di quelle storie che fanno venire voglia di fare un viaggio. Peccato, però, perchè dopo i bambardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale  i sette ponti non ci sono più.

 

kaliningrad2

 

E adesso, la passeggiata?


Wikipedia, con soluzione e giochino extra
Polymath, Eulero, il ciclope matematico

Anniversari che vale la pena celebrare

marzo 11, 2013 1 commento

Eravamo in aula di informatica con i danesi – cioè con alcuni studenti danesi e il loro prof di matematica, che abbiamo ospitato oggi. Dice che vengono per vedere come si fa scuola qui da noi, anche se ho sentito parlare così bene delle scuole danesi che magari saremmo noi a dover andare da loro a vedere come si fa. Ho intravisto il doodle, ma non era il caso di mettersi lì a controllare, ho dovuto aspettare di tornare a casa e poi studiarmi per bene tutto quanto:  l’asciugamano, la tazza di tè, Marvin dietro la porta, la Guida col pesce e i topi e tutto il resto.

Doodle-all3

Poi, vabbe’, non sono una fan sfegatata della Guida, ma quando ero ggiovane avevo ricevuto in dono le registrazioni della serie radiofonica originale e quindi posso citare dalla prefazione dei radio scripts originali:

Where do you get all your ideas from?

The story goes that I first had the idea for The Hitch-Hiker’s Guide to the Galaxy while lying drunk in a field in Innsbruck (or ‘Spain’ as the BBC TV publicity department authoratitively has it, probably because it’s easier to spell).

Apparently I was hitch-hiking around Europe at the time, and had a copy of  The Hitch-Hiker’s Guide to Europe (by Ken Walsh, also published by Pan Books) with me at the time. I didn’t have Europe On (as it was then) Five Dollars A Day because I simply wasn’t in that kind of financial league.

My condition was brought on not so much by having had too much drink, so much as having had a bit to drink and nothing to eat for two days. So as I lay there in this field, the stars span lazily around my head, and just before I nodded off, it occurred to me that someone ought to write a Hitch-Hiker’s Guide to the Galaxy as well.

Now, this may well be true.

It sounds plausible. It certainly has a familiar kind of ring to it. Unfortunately, I’ve only got my own word for it now, because the constant need to repeat the story (Tell me Douglas, how did it all start. . .?’) has now completely obliterated my memory of the actual event. All I can remember now is the sequence of words which makes up the story – (‘Well, it’s very interesting you should ask that, Brian. I was lying in this field . . .’), and if I ever forget that, then the whole thing will have vanished from my mind forever.

If I then come across a BBC press release which says that I thought of the idea in Spain, I’ll probably think it must be true. After all, they are the BBC aren’t they?

However, I wouldn’t like to create the impression that all a writer has to do is sit in a field cramming himself with a couple of Stella Artoises whereupon a passing idea will instantly pounce on him, and then it’s all over bar the typing.

An idea is only an idea.

Douglas Adams,  London, July 1985

Poi è venuto tutto il resto.

(b)zzz

ottobre 15, 2012 1 commento

Bello il doodle di google di oggi.

 

Il doodle è dedicato a Winsor McCay, il cui Little Nemo è stato pubblicato per la prima volta 107 anni fa.

Qualche anno più tardi, nel 1912 – giusto 100 anni fa – McCay diresse (produsse, animò: insomma, faceva tutto lui) un corto che aveva protagonista una zanzara.

Una cosa un po’ inquietante.

 

 

Molto realistico, nonostante il cappellino e la valigetta.

Le zanzare sono animaletti interessanti, ultimamente mi è capitato di leggere diverse cose. Magari apriamo un capitolo, la fisica delle zanzare. Solo, non ho ancora trovato informazioni su quanto si può gonfiare l’addome di una zanzara che fa il pieno. Ce n’è una proprio qui (ancora?!? ma siamo a metà ottobre!) ma non mi va di fare da cavia.

 

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