Cita un libro – #ioleggoperché – e le vittorie dell’ottava domenica

aprile 11, 2015 23 commenti

In queste settimane i nostri mercati rionali si stanno popolando di scienziati – e di ragazzini eccitati – per un esperimento antropologico sull’interesse del grande pubblico per la scienza. Io, essendo dotata di figli più o meno dell’età giusta per avere la scusa di curiosare, ne ho approfittato. Ci ha fermato un tipo con una vistosissima parrucca bianca, e un camice candido – segno che dopotutto non era né un medico né un macellaio – che ci ha chiesto a bruciapelo e voi come ve la cavate con la matematica?
Panico. I figli mi guardavano, io guardavo certe cassette di mele rosse.
Allora niente paura. Rispondete a questo indovinello: C’è un cesto che viene riempito di uova, e ogni minuto il numero delle uova raddoppia. Se dopo un’ora il cesto è pieno, in quanti minuti il cesto era pieno a metà?

Mentre pensate alla risposta, cercate di non distrarvi contando quante uova conterrebbe quel cesto, perché è un numero davvero grande. Meno dei chicchi di riso che Sessa pretendeva dal re Iadava, ma comunque tanti.
Una volta su facebook si era scatenata una disputa tra gli studenti di una mia classe, se fosse più grande il numero dei granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo o il numero delle stelle nel cielo, ma loro erano tipi abituati a maneggiare numeri grandi ed affrontare problemi di stima.

C’è un vecchio episodio dei Simpson che viene citato per uno scambio di battute tra Homer e Ned Flanders:
Homer: Domani a quest’ora porterai i tacchi alti.
Ned: No, li porterai tu.
Homer: Temo di no.
Ned: Temo di sì!
Homer: Temo di no.
Ned: Temo di sì!
Homer: Temo di no all’infinito!
Ned: Temo di sì all’infinito più uno!
Homer: D’oh!
(in effetti, ricorda molto da vicino la gara di matematica di Cesare Zavattini). Se fin qui va ancora tutto bene, quel piccolo scambio di battute tra Ned e Homer porta inevitabilmente a riflettere sulla infnità dell’infinito. Infinito più uno è più infinito di infinito e basta? E infinito più infinito? Quando si gioca con l’infinito è facile confondersi e rasentare il paradosso.

Giocare con l’infinità dei numeri è divertente, ma in fondo eravamo qui per fare altro, e precisamente nientepopodimeno che dichiarare il vincitore settimanale del gioco citaunlibro.

Questa settimana i partecipanti sono stati numerosi come le domeniche precedenti, nonostante fosse Pasqua, e le citazioni sempre tutte notevoli. Hanno giocato:
Pensierini (Galileo, dai Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze)
Bridigala (Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)
Wolkerina (Poe, Rivelazione mesmerica)
Roceresale (Eco, L’isola del giorno prima – preceduta da una citazione di John Donne da A Valediction: Forbidding Mourning)
La ‘povna (che ha citato l’infinito matematico di Enrico Bombieri)
Connie (Il meraviglioso mondo dei numeri di Alex Bellos)
Dolcezzedimamma (Salmo 8, 4-7 della Bibbia)
Aliceland (Verso la fine del tempo di John Updike)
Iomemestessa (I lavoratori del mare di Victor Hugo)
Viviana – nella classe arancio (Galileo, questa volta dal Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo)
Wild horse (con IT di Stephen King)
Ogginientedinuovo (Il grande spirito parla al nostro cuore di Alce Nero)
Spersa (che ha giocato prima con Douglas Adams, poi con Yaakov Shabtai, e infine ha scelto una citazione da A un cerbiatto somiglia il mio amore di David Grossman)
Murasaki (La scienza di mondo disco, di Pratchett, Stewart, Cohen)
Ellegio (che ha scelto Esercizi di stile, di Queneau, dopo Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Sterne)

A questi, si devono aggiungere, fuori concorso:
Nina777 (La storia infinita, di Michael Ende – nei commenti)
Acquaforte (Asimov, Prima fondazione e poi Maria Luisa Spaziani, Donne in poesia ed Emily Dickinson, There is a solitude of space – sempre nei commenti)
Noisette (Giochi senza fine, Le Cosmicomiche, Italo Calvino)

Con la mia medesima fanno diciannove, che è un bel numero primo, non particolarmente grande – ma la scelta è stata nondimeno difficile.

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Per districarmi tra le citazioni confesso che ad un certo punto ho anche pensato di assegnare la vittoria usando come criterio oggettivo il numero di voci restituite da una ricerca degli autori su google. In fondo in ambiti molto più seri si fa (quasi) così, no?
La cosa si è fatta interessante. Google trova la bellezza di 248 milioni di Stephen King, e solo 13 milioni e rotti di Galilei. Frazioni infinitesime di googol, in ogni caso. Del resto, se si cerca “infinity” si ottengono 239 milioni di risultati, mentre “love” ne restituisce oltre 3 miliardi e mezzo! Qualcosa vorrà dire.

La verità è che mi sono innamorata delle citazioni fuori concorso, tutte. Avrei assegnato la vittoria a Noisette prima ancora di finire di leggere il suo post, nonostante mi si piaciuto davvero tanto leggere tutti i post in concorso.

Allora, passiamo al podio. Niente impedisce che si attribuisca la vittoria più volte alla stessa persona, e infatti è già successo. Ma passare la palla per la terza volta a Murasaki mi sembrava eccessivo.

Quindi, per questa tornata, il terzo posto va a Ogginientedinuovo, perché a vedere a cerchi ovunque dopo un po’ si impara, ma guardare altrove è una dote che non tutti hanno.

Al secondo posto abbiamo Aliceland, perché sì, è estremamente improbabile che incontriamo gemelli che vivono su altri mondi, ma quello che ci frega è la fantasia. E poi perché
Neutrinos, they are very small.
They have no charge and have no mass
And do not interact at all.
The earth is just a silly ball
To them, through which they simply pass,
Like dustmaids through a drafty hall
Or photons through a sheet of glass(*).

Non vi annoio oltre, ma gli sono affezionata, anche se Aliceland non lo poteva sapere. I neutrini sono quasi il nulla, eppure  con quel quasi ci funzionano le stelle. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Ma non divaghiamo.

La vincitrice di questa settimana è Wolkerina. Perché la citazione che ha scelto mi sembra una sintesi perfetta, e la vera sostanziale vastità dell’infinito forse non si può comprendere. A lei spetterà di condurre il gioco nell’ultima settimana, mentre io ringrazio tutti quelli che sono passati di qui, tutti quelli che ho conosciuto giocando, e soprattutto la ‘povna, che l’ha pensato.

Ed ora che ho assolto il mio compito, zompo su Cuore d’oro e mi catapulto in un universo parallelo, dove le cucine non traboccano di uova di pasqua ancora da smaltire.


(*) John Updike, Cosmic Gall

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Cita un libro 8, #ioleggoperché

aprile 4, 2015 44 commenti

Sabato sera, vigilia di Pasqua.
La casa è in uno stato di sospensione, mentre si attende il ritorno dei figli che un treno vacanziero aveva trascinato verso sud, e si medita se imbarcarsi nella tintura delle uova o ignorare le tradizioni.
E se ci lanciassimo nell’impresa di riprodurre queste splendide galassie?

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E’ un’idea.

Intanto, mentre la settimana che si chiude già si proietta verso la domenica, un pigro giro in rete mi porta verso la casa della dama hejan Murasaki, dove scopro che il nuovo vincitore settimanale del gioco citaunlibro  è … iome! No, non iome, proprio iomeme. Dovevo sospettarlo, eh. Per via del gatto.

Accantoniamo le uova, allora, ché qui bisogna tirar fuori un tema in fretta, dar tempo ai giocatori di studiare il mazzo, pescare la carta giusta, badare di non impiastricciare tutto con la cioccolata, fare le cose per benino.

Mi affido sempre al disordine che mi circonda, e pesco da un libro che mi è molto caro un citazione che è una citazione. Una citazione al quadrato.

Teste

infinito

(M. Kline, Mathematics in Western Culture)

La colpa, signore e signori, è delle uova decorate. Il tema della settimana è l’infinito.

(ioleggoperchè)


Ricordo le regole del gioco:

1. La domenica, tra le 0.00 e le 23.59 si va sul wall di #ioleggoperché, si sceglie un post-it di citazione e si pubblica sul proprio blog, inserendo nel post il link al portale di #ioleggoperché;

2. Si segnala la pubblicazione sul post del giudice;

3. Durante la settimana si partecipa, se si vuole, alla discussione che (auspicabilmente) da quelle citazioni sarà indotta;

4. Il sabato sera o la domenica successiva, a scelta, il giudice, insieme alla nuova citazione, pubblicherà la classifica delle prime tre citazioni, motivandole;

5. Il giudice stesso passerà dal blog della citazione vincitrice a lasciare il testimone; per far ricominciare il gioco;

6. Il nuovo giudice pubblicherà la sua citazione e il suo post, assegnando eventualmente un tema per le nuove citazioni settimanali;

7. I giocatori possono anche decidere di non seguire il tema: saranno ugualmente partecipanti a Cita-un-libro, ma non potranno concorrere alla vittoria della settimana.

Il titolo non c’è – #Ioleggoperché

marzo 29, 2015 14 commenti

Questa settimana il tema del gioco citaunlibro è morte.

Mi sarebbe piaciuto partecipare con qualcosa che fosse legato alle grandi morti e resurrezioni cosmiche, siamo polvere di stelle, ma mi sono dovuta arrendere al disordine cosmico che regna tra le mie cose in questo periodo. Il disordine è un modo di morire, sapevatelo, anche nel piccolo della mia scrivania.

Allora ho cambiato prospettiva – oppure, vedetela così: c’era un libro aperto là dove ne stavo cercando uno diverso.
Coincidenze.

Gatto

Un gatto è rinchiuso in una scatola d’acciaio insieme al seguente diabolico dispositivo (che deve essere tenuto al riparo dall’interferenza diretta del felino): in un contatore Geiger c’è un minuscolo frammeno di una sostanza radioattiva, così piccolo che nel giro di un’ora forse uno dei suoi atomi decadrà, ma forse, con uguale probabilità, non ne decadrà nessuno; se il decadimento ha luogo, il tubo contatore si scarica e tramite un relè libera un martello che spezza una fialetta di acido cianidrico. Ammesso di lasciare l’intero sistema indisturbato per un’ora, si può dire che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo è decaduto. Il primo decadimento atomico infatti l’avrebbe avvelenato. La funzione d’onda dell’intero sistema esprimerebbe tale situazione contenendo in sé il gatto vivo e il gatto morto (si perdoni l’espressione) mescolati o confusi insieme in parti uguali.

 

 

Questo blog desidera rassicurare le madrine della gara, grandi amanti dei gatti: nonostante durante l’infanzia io abbia una volta chiuso il gatto di casa nel frigorifero, da allora per i gatti ho avuto solo pensieri affettuosi e parole di stima. Quando penso al povero gatto nella scatola, me lo immagino pigramente intento a fare le fusa in un purgatorio gattesco dal quale verrà presto liberato, vivo e pieno di feline energie.


(Ioleggoperché )

L’altro mondo – #Ioleggoperché

marzo 22, 2015 6 commenti

cyrano

La Luna ci ha regalato belle soddisfazioni questa settimana, dai. Venerdì il tempo è stato clemente, ci siamo piazzati sul terrazzo e, armati di vetri da saldatore e rudimentali camere oscure, ci siamo goduti lo spettacolo del cielo. Per me è sempre un piacere spiare gli Ohh tondi di stupore di chi è alla sua prima eclissi.

Allora, per restare in tema di storie, ho pensato di citare Cyrano.

Non appena la Luna si alzava, andavo sognando fra i boschi dela messa a punto e riuscita della mia impresa. Un giorno finalmente, era la vigilia di San Giovanni, mentre era riunito nel forte tutto il consiglio per decidere se portare aiuto agl’indigeni contro gli irochesi, andai sa solo dietro alla nostra abitazione, sulla cima di una collinetta, ed ecco cosa feci.
Con una macchina che mi ero costruito, e che pensavo fosse capace d’innalzarmi quanto avessi voluto, mi lanciai nel vuoto dall’alto di una roccia. Ma siccome non avevo fatto bene i calcoli, andai a cadere pesantemente in fondo alla valle.
Tutto acciaccato com’ero, ritornai nella mia camera, senza però perdermi di coraggio. Presi del midollo di bue, con cui mi spalmai tutto il corpo, dato che ero contuso dalla testa ai piedi e, dopo essermi tirato su con una bottiglia di cordiale, tornai fuori alla ricerca della macchina. Non la trovai, perché alcuni soldati mandati nel bosco a tagliare la legna per preparare il falò di San Giovanni, che si doveva accendere quella sera, l’avevano scoperta per caso e trasportata al forte. Dopo molte congetture su che cosa fosse, quando scoprirono il congegno della molla, alcuni dissero che bisognava applicarle intorno una gran quantità di razzi volanti, di modo che, sollevata molto più in alto dalla loro esplosione, e la molla facendo muovere le sue grandi ali, non ci sarebbe stato nessuno che non avrebbe preso quella macchina per un dragone di fuoco.
Dopo averla cercata per tanto tempo, finalmente la trovai in mezzo alla piazza di Québec, mentre stavano per accendere i razzi. Fui talmente colpito dal dispiacere di vedere l’opera delle mie mani in così gran pericolo, che corsi a fermare il braccio del soldato che stava dando fuoco alla miccia. Gliela strappai di mano e mi lanciai come una furia sulla mia macchina, per spezzare l’impalcatura da cui era circondata; ma giunsi troppo tardi, perché vi avevo appena messo sopra i piedi che mi trovai innalzato sulle nubi.
La terribile paura da cui fui preso non annebbiò talmente le facoltà della mia intelligenza da non ricordare, dopo, tutto ciò che mi capitò in quel momento. Dovete dunque sapere che la fiamma avendo fatto bruciare la prima fila di razzi (che erano stati sistemati a sei a sei, per mezzo di un innesco diverso per ogni mezza dozzina), incendiava un altro stadio, poi un altro ancora, di modo che il salnitro in fiamme allontanava il pericolo accrescendolo. Quando tutto il combustibile fu consumato, venne meno la spinta. E quando ormai pensavo di perdere la mia testa su quella di una montagna, sentii, senza fare il minimo movimento, che la mia ascensione continuava, mentre la macchina, che si era distaccata da me, ricadeva a terra.
Un’avventura così straordinaria mi riempì di una gioia tanto grande che, felice di vedermi liberato da un pericolo sicuro, ebbi l’impudenza di filosofarci sopra. Siccome dunque cercavo con gli occhi e con il pensiero quella che poteva essere la causa di tale miracolo, scorsi la mia pelle gonfia e grassa ancora del midollo con cui mi ero spalmato per le ammaccature della caduta. Capii allora che la Luna, essenso in fase decrescente ed essendo solita in quella fase succhiare il midollo degli animali, aspiraca quello di cui mi ero cosparso con maggiore forza, in quanto la sua sfera era a me più vicina e il suo vigore non era diminuito dallo schermo delle nubi.

Cyrano de Bergerac, L’altro mondo ovvero Stati e Imperi della Luna (1657)


(Ioleggoperché)

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I, robot – #Ioleggoperché

marzo 15, 2015 9 commenti

IRobotQuesta settimana il gioco delle citazioni domenicali è a tema, e il tema è etica e morale. Che non è che volendo restare in tema di cose di scienza, seppure vagamente, seppure sub specie blog, non si potrebbe declinare alla grande, eh.

Ma va così, e allora getto l’amo verso altri mondi, ché al 2058, praticamente, ci siamo (e il 1984 da un bel po’ che l’abbiamo passato).

(ioleggoperché)

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Cose complesse

marzo 13, 2015 Lascia un commento

Un breve film, o una lunga intervista a Giorgio Parisi, in cui si parla di vetri di spin, di corridoi famosi, di stanze molto amate, e dell’arte di riempire il bagagliaio dell’automobile.


Si apprezza meglio prima di una cena con le amiche, ma va bene sempre.

The thrilling adventure of Lovelace and Babbage – #ioleggoperché

marzo 8, 2015 6 commenti

lovelace

Riciclo in fretta e furia una vecchia cosa che mi era molto piaciuta, perché oggi è l’otto marzo e non ne posso più di stupide pubblicità e commenti che ci riportano indietro di decenni. Se proprio non vogliamo parlare seriamente della strada che ancora ci resta da fare, possiamo almeno celebrare le donne che ancora affascinano nuove generazioni di future scienziate.

E possiamo farlo anche divertendoci.

Sydney Padua: Lovelace – The origin (si comincia da qui).

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La teoria delle nuvole – #ioleggoperché

marzo 1, 2015 3 commenti

nuvoleLuke Howard si è accorto di poter ricondurre le modificazioni delle nuvole a tre grandi tipi fondamentali. Certe infatti sembrano sovrastare tutte le altre e si distendono, come graffi di gatti o criniere, in lunghe fibre parallele o divergenti, quasi diafane; Howard le chiama filamenti: saranno i cirri, dal latino. Altre nuvole appaiono più dense e, giocando con i raggi del sole, si ergono in tutta la loro massa sulla loro base orizzontale, così monumentali che Luke Howard le chiama ammassi, ossia i cumuli, sempre dal latino. Ma succede anche e spesso in Inghilterra che le nubi formino un’unica coltre immensa e continua, che a volte tocca il suolo e si chiama nebbia, mascherando tutto l’azzurro del cielo; quel manto informe merita il nome di nuvola estesa; da qui l’appellativo di strato. Per completare la serie, Howard individua il nembo, o nuvola di pioggia, di cui fa un tipo misto, battezzandolo anche cumulocirrostrato.

La teoria delle nuvole

(ioleggoperché)

Codici & Segreti – #ioleggoperché

febbraio 24, 2015 2 commenti

C&S

Qualche anno fa ho seguito un corso di Python organizzato dal dipartimento di informatica della Sapienza. Era un corso per docenti, che già sapessero programmare, e si andava dritto al sodo. Dal primo incontro sono uscita moderatamente soddisfatta, e ho cercato di insegnare a un paio di figli come lavorare con l’interfaccia grafica. Dal secondo sono uscita gasatissima, dopo la scoperta che con Python basta mezza riga di codice per leggere, che so, tuuuuutta la Divina Commedia, e fare l’analisi delle frequenze dei caratteri. Contare quante “e” e quante “a” e quante “l” ci sono in un testo, per riuscire a decrittare almeno un cifrario elementare. Il giorno dopo, in classe (era una prima) ho spiegato il cifrario di Cesare, e poi era tutto uno scambiarsi bigliettini segreti.

Da allora, consiglio sempre questo libro per le letture estive.

E’ facile, divertente, appassionante. Può essere il primo passo verso attività più impegnative, ma anche no. Oppure, può essere abbinato a letture come questa.

 

(ioleggoperchè)

http://simonsingh.net/cryptography/

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Il sistema periodico – #Ioleggoperché

febbraio 22, 2015 3 commenti

sistema

E’ una struttura graziosa, non è vero?

allossana2

Fa pensare a qualcosa di solido, di ben connesso. Infatti, accade anche in chimica, come in architettura, che gli edifici “belli”, e cioè simmetrici e semplici, siano anche i più saldi: avviene insomma anche per le molecole come per le cupole delle cattedrali o per le arcate dei ponti. E può anche darsi che la spiegazione non sia remota né metafisica: dire “bello” è dire “desiderabile”, e da quando l’uomo costruisce , desidera costruire con la minima spesa ed in vista della massima durata, e il godimento estetico che prova nel contemplare le sue opere viene dopo. Certo non è sempre stato così: ci sono stati secoli in cui la bellezza veniva identificata con l’adornamento, il sovrapposto, il fronzolo; ma è probabile che fossero epoche devianti, e che la bellezza vera, quella in cui ogni secolo si riconosce, sia quella delle pietre dritte, delle carene, della lama di scure e dell’ala di aereo.

Il sistema periodico – Azoto

(ioleggoperché)

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