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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

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aprile 30, 2016 Lascia un commento

 

gcs-shann

(A Mathematical Theory of Communication, C.E.Shannon)

 

Ieri, con molta enfasi (e molta meno percezione della sua effettiva rilevanza storica, probabilmente) è stato celebrato l’InternetDay – il giorno in cui l’Italia pingò oltreoceano.

Oggi saliamo un gradino più in alto – vari metri più su, diciamo – celebrando il centenario della nascita di Claude Elwood Shannon.

claude-shannons-100th-birthday-5731852344098816.3-hp

Il doodle di Google ce lo mostra col ciuffo, mentre gioca con un po’ di zeri e uni (la giocoleria, i bit). Sullo sfondo è facile riconoscere la prima figura del saggio “Una teoria matematica della Comunicazione” da cui cito:

The fundamental problem in communication is that of repreducing at one point either exactly or approximately a message selected at another point.

Frequently the messages have meaning, that is they refer to or are correlated according to some system with certain physical or conceptual entities.

These semantic aspects of communication are irrelevant to the engineering problem.

 

In quest’ultima frase c’è un mondo.

 

 

(il topo Teseo in tutta la sua gloria)

(the ultimate – useless -machine)

Consiglio di lettura: Buon compleanno Claude!   (dei Rudi Matematici, ovviamente)

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Rabota

gennaio 4, 2016 3 commenti

Per Natale il minore ha ricevuto un piccolo robot. A dire il vero, lui personalmente non ha mai mostrato un interesse o desiderio particolare per i robot, ma Babbo Natale pensava che sarebbe stato divertente stare a vedere cosa succedeva, e così  ha ignorato le richieste di xbox et similia.

mbot-1

Costruirlo è stato abbastanza semplice, e, se pure non siamo ancora talentuosi come il piccolo Anakin ci sono ancora speranze. Ora abbiamo una specie di animaletto per casa che è capace di seguire percorsi complessi, di evitare ostacoli, e canta.

mbot-2

Forse è un po’ poco, confronto a C-3P0 – decisamente nulla in confronto con un gattino micioso.

Ma chissà.

Magari l’anno prossimo avremo anche noi il party di robot in casa.


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mBot è un robot per bambini (e per adolescenti curiosi?) basato su Arduino. Si può programmare usando mblock, un ambiente grafico basato su Scratch, molto immediato.

 

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https://en.wikipedia.org/wiki/Robot

Storia di un enigma, #ioleggoperché

aprile 12, 2015 7 commenti
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Cita un libro – #ioleggoperché – e le vittorie dell’ottava domenica

aprile 11, 2015 23 commenti

In queste settimane i nostri mercati rionali si stanno popolando di scienziati – e di ragazzini eccitati – per un esperimento antropologico sull’interesse del grande pubblico per la scienza. Io, essendo dotata di figli più o meno dell’età giusta per avere la scusa di curiosare, ne ho approfittato. Ci ha fermato un tipo con una vistosissima parrucca bianca, e un camice candido – segno che dopotutto non era né un medico né un macellaio – che ci ha chiesto a bruciapelo e voi come ve la cavate con la matematica?
Panico. I figli mi guardavano, io guardavo certe cassette di mele rosse.
Allora niente paura. Rispondete a questo indovinello: C’è un cesto che viene riempito di uova, e ogni minuto il numero delle uova raddoppia. Se dopo un’ora il cesto è pieno, in quanti minuti il cesto era pieno a metà?

Mentre pensate alla risposta, cercate di non distrarvi contando quante uova conterrebbe quel cesto, perché è un numero davvero grande. Meno dei chicchi di riso che Sessa pretendeva dal re Iadava, ma comunque tanti.
Una volta su facebook si era scatenata una disputa tra gli studenti di una mia classe, se fosse più grande il numero dei granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo o il numero delle stelle nel cielo, ma loro erano tipi abituati a maneggiare numeri grandi ed affrontare problemi di stima.

C’è un vecchio episodio dei Simpson che viene citato per uno scambio di battute tra Homer e Ned Flanders:
Homer: Domani a quest’ora porterai i tacchi alti.
Ned: No, li porterai tu.
Homer: Temo di no.
Ned: Temo di sì!
Homer: Temo di no.
Ned: Temo di sì!
Homer: Temo di no all’infinito!
Ned: Temo di sì all’infinito più uno!
Homer: D’oh!
(in effetti, ricorda molto da vicino la gara di matematica di Cesare Zavattini). Se fin qui va ancora tutto bene, quel piccolo scambio di battute tra Ned e Homer porta inevitabilmente a riflettere sulla infnità dell’infinito. Infinito più uno è più infinito di infinito e basta? E infinito più infinito? Quando si gioca con l’infinito è facile confondersi e rasentare il paradosso.

Giocare con l’infinità dei numeri è divertente, ma in fondo eravamo qui per fare altro, e precisamente nientepopodimeno che dichiarare il vincitore settimanale del gioco citaunlibro.

Questa settimana i partecipanti sono stati numerosi come le domeniche precedenti, nonostante fosse Pasqua, e le citazioni sempre tutte notevoli. Hanno giocato:
Pensierini (Galileo, dai Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze)
Bridigala (Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)
Wolkerina (Poe, Rivelazione mesmerica)
Roceresale (Eco, L’isola del giorno prima – preceduta da una citazione di John Donne da A Valediction: Forbidding Mourning)
La ‘povna (che ha citato l’infinito matematico di Enrico Bombieri)
Connie (Il meraviglioso mondo dei numeri di Alex Bellos)
Dolcezzedimamma (Salmo 8, 4-7 della Bibbia)
Aliceland (Verso la fine del tempo di John Updike)
Iomemestessa (I lavoratori del mare di Victor Hugo)
Viviana – nella classe arancio (Galileo, questa volta dal Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo)
Wild horse (con IT di Stephen King)
Ogginientedinuovo (Il grande spirito parla al nostro cuore di Alce Nero)
Spersa (che ha giocato prima con Douglas Adams, poi con Yaakov Shabtai, e infine ha scelto una citazione da A un cerbiatto somiglia il mio amore di David Grossman)
Murasaki (La scienza di mondo disco, di Pratchett, Stewart, Cohen)
Ellegio (che ha scelto Esercizi di stile, di Queneau, dopo Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo di Sterne)

A questi, si devono aggiungere, fuori concorso:
Nina777 (La storia infinita, di Michael Ende – nei commenti)
Acquaforte (Asimov, Prima fondazione e poi Maria Luisa Spaziani, Donne in poesia ed Emily Dickinson, There is a solitude of space – sempre nei commenti)
Noisette (Giochi senza fine, Le Cosmicomiche, Italo Calvino)

Con la mia medesima fanno diciannove, che è un bel numero primo, non particolarmente grande – ma la scelta è stata nondimeno difficile.

escher_mobius_2

Per districarmi tra le citazioni confesso che ad un certo punto ho anche pensato di assegnare la vittoria usando come criterio oggettivo il numero di voci restituite da una ricerca degli autori su google. In fondo in ambiti molto più seri si fa (quasi) così, no?
La cosa si è fatta interessante. Google trova la bellezza di 248 milioni di Stephen King, e solo 13 milioni e rotti di Galilei. Frazioni infinitesime di googol, in ogni caso. Del resto, se si cerca “infinity” si ottengono 239 milioni di risultati, mentre “love” ne restituisce oltre 3 miliardi e mezzo! Qualcosa vorrà dire.

La verità è che mi sono innamorata delle citazioni fuori concorso, tutte. Avrei assegnato la vittoria a Noisette prima ancora di finire di leggere il suo post, nonostante mi si piaciuto davvero tanto leggere tutti i post in concorso.

Allora, passiamo al podio. Niente impedisce che si attribuisca la vittoria più volte alla stessa persona, e infatti è già successo. Ma passare la palla per la terza volta a Murasaki mi sembrava eccessivo.

Quindi, per questa tornata, il terzo posto va a Ogginientedinuovo, perché a vedere a cerchi ovunque dopo un po’ si impara, ma guardare altrove è una dote che non tutti hanno.

Al secondo posto abbiamo Aliceland, perché sì, è estremamente improbabile che incontriamo gemelli che vivono su altri mondi, ma quello che ci frega è la fantasia. E poi perché
Neutrinos, they are very small.
They have no charge and have no mass
And do not interact at all.
The earth is just a silly ball
To them, through which they simply pass,
Like dustmaids through a drafty hall
Or photons through a sheet of glass(*).

Non vi annoio oltre, ma gli sono affezionata, anche se Aliceland non lo poteva sapere. I neutrini sono quasi il nulla, eppure  con quel quasi ci funzionano le stelle. Dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Ma non divaghiamo.

La vincitrice di questa settimana è Wolkerina. Perché la citazione che ha scelto mi sembra una sintesi perfetta, e la vera sostanziale vastità dell’infinito forse non si può comprendere. A lei spetterà di condurre il gioco nell’ultima settimana, mentre io ringrazio tutti quelli che sono passati di qui, tutti quelli che ho conosciuto giocando, e soprattutto la ‘povna, che l’ha pensato.

Ed ora che ho assolto il mio compito, zompo su Cuore d’oro e mi catapulto in un universo parallelo, dove le cucine non traboccano di uova di pasqua ancora da smaltire.


(*) John Updike, Cosmic Gall

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L’altro mondo – #Ioleggoperché

marzo 22, 2015 6 commenti

cyrano

La Luna ci ha regalato belle soddisfazioni questa settimana, dai. Venerdì il tempo è stato clemente, ci siamo piazzati sul terrazzo e, armati di vetri da saldatore e rudimentali camere oscure, ci siamo goduti lo spettacolo del cielo. Per me è sempre un piacere spiare gli Ohh tondi di stupore di chi è alla sua prima eclissi.

Allora, per restare in tema di storie, ho pensato di citare Cyrano.

Non appena la Luna si alzava, andavo sognando fra i boschi dela messa a punto e riuscita della mia impresa. Un giorno finalmente, era la vigilia di San Giovanni, mentre era riunito nel forte tutto il consiglio per decidere se portare aiuto agl’indigeni contro gli irochesi, andai sa solo dietro alla nostra abitazione, sulla cima di una collinetta, ed ecco cosa feci.
Con una macchina che mi ero costruito, e che pensavo fosse capace d’innalzarmi quanto avessi voluto, mi lanciai nel vuoto dall’alto di una roccia. Ma siccome non avevo fatto bene i calcoli, andai a cadere pesantemente in fondo alla valle.
Tutto acciaccato com’ero, ritornai nella mia camera, senza però perdermi di coraggio. Presi del midollo di bue, con cui mi spalmai tutto il corpo, dato che ero contuso dalla testa ai piedi e, dopo essermi tirato su con una bottiglia di cordiale, tornai fuori alla ricerca della macchina. Non la trovai, perché alcuni soldati mandati nel bosco a tagliare la legna per preparare il falò di San Giovanni, che si doveva accendere quella sera, l’avevano scoperta per caso e trasportata al forte. Dopo molte congetture su che cosa fosse, quando scoprirono il congegno della molla, alcuni dissero che bisognava applicarle intorno una gran quantità di razzi volanti, di modo che, sollevata molto più in alto dalla loro esplosione, e la molla facendo muovere le sue grandi ali, non ci sarebbe stato nessuno che non avrebbe preso quella macchina per un dragone di fuoco.
Dopo averla cercata per tanto tempo, finalmente la trovai in mezzo alla piazza di Québec, mentre stavano per accendere i razzi. Fui talmente colpito dal dispiacere di vedere l’opera delle mie mani in così gran pericolo, che corsi a fermare il braccio del soldato che stava dando fuoco alla miccia. Gliela strappai di mano e mi lanciai come una furia sulla mia macchina, per spezzare l’impalcatura da cui era circondata; ma giunsi troppo tardi, perché vi avevo appena messo sopra i piedi che mi trovai innalzato sulle nubi.
La terribile paura da cui fui preso non annebbiò talmente le facoltà della mia intelligenza da non ricordare, dopo, tutto ciò che mi capitò in quel momento. Dovete dunque sapere che la fiamma avendo fatto bruciare la prima fila di razzi (che erano stati sistemati a sei a sei, per mezzo di un innesco diverso per ogni mezza dozzina), incendiava un altro stadio, poi un altro ancora, di modo che il salnitro in fiamme allontanava il pericolo accrescendolo. Quando tutto il combustibile fu consumato, venne meno la spinta. E quando ormai pensavo di perdere la mia testa su quella di una montagna, sentii, senza fare il minimo movimento, che la mia ascensione continuava, mentre la macchina, che si era distaccata da me, ricadeva a terra.
Un’avventura così straordinaria mi riempì di una gioia tanto grande che, felice di vedermi liberato da un pericolo sicuro, ebbi l’impudenza di filosofarci sopra. Siccome dunque cercavo con gli occhi e con il pensiero quella che poteva essere la causa di tale miracolo, scorsi la mia pelle gonfia e grassa ancora del midollo con cui mi ero spalmato per le ammaccature della caduta. Capii allora che la Luna, essenso in fase decrescente ed essendo solita in quella fase succhiare il midollo degli animali, aspiraca quello di cui mi ero cosparso con maggiore forza, in quanto la sua sfera era a me più vicina e il suo vigore non era diminuito dallo schermo delle nubi.

Cyrano de Bergerac, L’altro mondo ovvero Stati e Imperi della Luna (1657)


(Ioleggoperché)

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I, robot – #Ioleggoperché

marzo 15, 2015 9 commenti

IRobotQuesta settimana il gioco delle citazioni domenicali è a tema, e il tema è etica e morale. Che non è che volendo restare in tema di cose di scienza, seppure vagamente, seppure sub specie blog, non si potrebbe declinare alla grande, eh.

Ma va così, e allora getto l’amo verso altri mondi, ché al 2058, praticamente, ci siamo (e il 1984 da un bel po’ che l’abbiamo passato).

(ioleggoperché)

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La teoria delle nuvole – #ioleggoperché

marzo 1, 2015 3 commenti

nuvoleLuke Howard si è accorto di poter ricondurre le modificazioni delle nuvole a tre grandi tipi fondamentali. Certe infatti sembrano sovrastare tutte le altre e si distendono, come graffi di gatti o criniere, in lunghe fibre parallele o divergenti, quasi diafane; Howard le chiama filamenti: saranno i cirri, dal latino. Altre nuvole appaiono più dense e, giocando con i raggi del sole, si ergono in tutta la loro massa sulla loro base orizzontale, così monumentali che Luke Howard le chiama ammassi, ossia i cumuli, sempre dal latino. Ma succede anche e spesso in Inghilterra che le nubi formino un’unica coltre immensa e continua, che a volte tocca il suolo e si chiama nebbia, mascherando tutto l’azzurro del cielo; quel manto informe merita il nome di nuvola estesa; da qui l’appellativo di strato. Per completare la serie, Howard individua il nembo, o nuvola di pioggia, di cui fa un tipo misto, battezzandolo anche cumulocirrostrato.

La teoria delle nuvole

(ioleggoperché)

Codici & Segreti – #ioleggoperché

febbraio 24, 2015 2 commenti

C&S

Qualche anno fa ho seguito un corso di Python organizzato dal dipartimento di informatica della Sapienza. Era un corso per docenti, che già sapessero programmare, e si andava dritto al sodo. Dal primo incontro sono uscita moderatamente soddisfatta, e ho cercato di insegnare a un paio di figli come lavorare con l’interfaccia grafica. Dal secondo sono uscita gasatissima, dopo la scoperta che con Python basta mezza riga di codice per leggere, che so, tuuuuutta la Divina Commedia, e fare l’analisi delle frequenze dei caratteri. Contare quante “e” e quante “a” e quante “l” ci sono in un testo, per riuscire a decrittare almeno un cifrario elementare. Il giorno dopo, in classe (era una prima) ho spiegato il cifrario di Cesare, e poi era tutto uno scambiarsi bigliettini segreti.

Da allora, consiglio sempre questo libro per le letture estive.

E’ facile, divertente, appassionante. Può essere il primo passo verso attività più impegnative, ma anche no. Oppure, può essere abbinato a letture come questa.

 

(ioleggoperchè)

http://simonsingh.net/cryptography/

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Il Dialogo – #ioleggoperché

febbraio 15, 2015 2 commenti

dialogo(ioleggoperchè)

Nel bieco tentativo di ridare un po’ di linfa a questo blog, che nell’ultimo anno ho disgraziatamente trascurato, provo a seguire la strada di cita-un-libro.

Libri che consiglio a scuola, di cui leggiamo brani, libri che incuriosiscono, incantano, insegnano, segnano.
La prima citazione è quasi obbligata.

Quello che non faccio, però, è leggere le lettere al padre di Virginia Galilei. Chissà perché.


In Villa


San Matteo, 19 dicembre 1625


Molto Illustre e Amatissimo Signor Padre.
Del cedro, che V. S. m’ordinò ch’io dovessi confettare, non ne ho accomodato se non questo poco, che al presente gli mando, perché dubitavo che per esser così appassito, non dovesse riuscir di quella perfezione che io avrei voluto, come veramente non è riuscito. Insieme con esso gli mando dua pere cotte per questi giorni di vigilia. Ma, per maggiormente regalarla, gli mando una rosa, la quale, come cosa straordinaria in questa stagione, dovrà da lei esser molto gradita; e tanto più che insieme con la rosa potrà accettar le spine che in essa rappresentano l’acerba passione del nostro Signore; e anco le sue verdi frondi che significheranno la speranza, che (mediante questa santa passione) possiamo avere, di dover, dopo la brevità ed oscurità dell’inverno della vita presente, pervenire alla chiarezza e felicità dell’eterna primavera del ciclo; il che ne conceda Dio benedetto per sua misericordia.
E qui facendo punto, la saluto insieme con Suor Arcangela affettuosamente, e stiamo ambedue col desiderio di saper come stia V. S. al presente di sanità.


figliuola Affezionatissima
S. M. C.

Gli rimando la tovaglia nella quale mandò involto l’agnello; e V. S. ha di nostro una federa, che mandammo colle camicie, una paniera ed una coperta.


Il Dialogo su LiberLiber (ma una copia di carta, in casa, varrebbe la pena)

Galieo Project

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Io sono la mente

dicembre 30, 2012 1 commento

Non era difficile incontrarla, abitava ad un passo da qui. Sempre elegantissima, così minuta e così autorevole.

 

Ho perso un po’ la vista, molto l’udito.

Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene.

Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni.

Il corpo faccia quello che vuole.

Io non sono il corpo: io sono la mente.

(Dall’intervista di Paolo Giordano, 100 anni di futuro, Wired, n. 1, marzo 2009)

 

(da qui)

Nobel per la Medicina, 1986

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