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Il titolo non c’è – #Ioleggoperché

Questa settimana il tema del gioco citaunlibro è morte.

Mi sarebbe piaciuto partecipare con qualcosa che fosse legato alle grandi morti e resurrezioni cosmiche, siamo polvere di stelle, ma mi sono dovuta arrendere al disordine cosmico che regna tra le mie cose in questo periodo. Il disordine è un modo di morire, sapevatelo, anche nel piccolo della mia scrivania.

Allora ho cambiato prospettiva – oppure, vedetela così: c’era un libro aperto là dove ne stavo cercando uno diverso.
Coincidenze.

Gatto

Un gatto è rinchiuso in una scatola d’acciaio insieme al seguente diabolico dispositivo (che deve essere tenuto al riparo dall’interferenza diretta del felino): in un contatore Geiger c’è un minuscolo frammeno di una sostanza radioattiva, così piccolo che nel giro di un’ora forse uno dei suoi atomi decadrà, ma forse, con uguale probabilità, non ne decadrà nessuno; se il decadimento ha luogo, il tubo contatore si scarica e tramite un relè libera un martello che spezza una fialetta di acido cianidrico. Ammesso di lasciare l’intero sistema indisturbato per un’ora, si può dire che il gatto è ancora vivo se nel frattempo nessun atomo è decaduto. Il primo decadimento atomico infatti l’avrebbe avvelenato. La funzione d’onda dell’intero sistema esprimerebbe tale situazione contenendo in sé il gatto vivo e il gatto morto (si perdoni l’espressione) mescolati o confusi insieme in parti uguali.

 

 

Questo blog desidera rassicurare le madrine della gara, grandi amanti dei gatti: nonostante durante l’infanzia io abbia una volta chiuso il gatto di casa nel frigorifero, da allora per i gatti ho avuto solo pensieri affettuosi e parole di stima. Quando penso al povero gatto nella scatola, me lo immagino pigramente intento a fare le fusa in un purgatorio gattesco dal quale verrà presto liberato, vivo e pieno di feline energie.


(Ioleggoperché )

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  1. marzo 29, 2015 alle 9:39 pm

    Ahahah! Al gatto di Schroedinger potevi pensare solo tu! 😀

    • marzo 29, 2015 alle 9:46 pm

      Giuro che si è fatto trovare da solo 🙂

  2. marzo 29, 2015 alle 9:40 pm

    Lo sai che il gatto di Schroedinger è quanto ci sia di più vicino, in fisica, al concetto di Make-believe di teoria letteraria, il quale a sua volta è bene imparentato con ciò che ci piace interpretare sulla e della morte, nelle varie culture?!
    Bellissima come sempre, questa tua citazione.

    • marzo 29, 2015 alle 9:50 pm

      No, non lo sapevo, non ci avevo mai pensato! (in effetti non è che ne sappia molto di teoria letteraria, io)

    • marzo 30, 2015 alle 12:59 pm

      Mi hai incuriosito! In che senso, la sovrapposizione degli stati quantici è imparentata col concetto di teoria letteraria di Make-believe? E, soprattutto, in che cosa consiste questo concetto?

  3. marzo 29, 2015 alle 11:02 pm

    Io ho scoperto dell’esistenza del gatto di Schroedinger per caso, tre giorni fa, in un contesto scherzoso. E ora me lo ritrovo qua: io che credo spesso ai legami, dico, un legame ci sarà!

    • marzo 29, 2015 alle 11:28 pm

      Il gatto è come il prezzemolo – questo gatto, almeno. Certo che un legame c’è 🙂

  4. marzo 30, 2015 alle 2:25 pm

    Geniale!!! 🙂

  5. marzo 30, 2015 alle 10:16 pm

    Geniale, davvero. Inaspettato, eppure perfettamente in tema. Benedico il disordine del tuo tavolo – anch’esso assai vitale, credo: chissà quante e quali affascinanti forme di vita vanno formandosi negli strati inferiori del tuo disordine creativo ^__^
    (Una teoria sostiene che il gatto di Schroedinger era in realtà unA gattA incinta. Al momento di controllare, naturalmente, la scatola risultò piena di gattini pieni di vitalità)

  6. aprile 4, 2015 alle 8:29 pm

    Come dicevo, la tua citazione mi è piaciuta. Anzi, tanto mi è piaciuta che ho deciso di premiarla con il primo posto.
    A te la palla e buon lavoro, giudice ^__^

  7. aprile 4, 2015 alle 11:16 pm

    Già prima di pubblicarla sospettavo che ti sarebbe piaciuta. Non immaginavo così tanto! Grazie del premio, sono molto onorata di riceverlo da te 🙂

  8. aprile 7, 2015 alle 10:46 am

    Il video è bellissimo. Traslando (molto) direi che noi creiamo la realtà che scriviamo

    • aprile 9, 2015 alle 8:10 pm

      Dici nel senso che quando è scritta assume una forma potenzialmente diversa da quella che pensavamo?

    • aprile 9, 2015 alle 8:11 pm

      Ah. Il video fa parte di una serie (One minute physics) molto carina. La brevità a volte si paga perdendo un po’ il senso, ma sono carini lo stesso.

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