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Camere a nebbia fai da te

Oggi pioveva sabbia. Quando piove sabbia uno non se ne accorge subito, ma dopo un po’ avevamo le scarpe fangose e le giacche a vento polverose. Insomma, ci sono giornate in cui passeggiare è più piacevole.
– Ti ricordi il numero?
– L’ho scritto su un foglietto…ecco qui. Duecentosettantuno.
– Ma non c’è nulla!
– Torniamo indietro?
– Boh. Aspetta. Forse è il numero giusto, c’è una targa. Suono.
Rispondono, miracolosamente. Mi dicono di aprire il cancello da sole, è bello pesante e si apre su un cortile spettrale pieno di bombole.
– Cos’è, mamma?
– Non lo so.
Ma è il posto giusto, e dopo qualche trattativa usciamo con un contenitore di polistirolo pieno di granellini di ghiaccio secco, pellet delle dimensioni di chicchi di riso. Meglio questo o il formato un po’ più grande? Vedremo. L’uomo del ghiaccio dice che sublima prima, ma dovrebbe andar bene.

Poi, dal cinese sotto casa a prendere il resto. Bicchieri grandi di plastica, un po’ di fil di ferro, vassoietti di alluminio (Aspetta, provo anche questo. Un piattino cinese da dolce, in acciaio. Chissà poi chi è che compra i piattini cinesi da dolce in acciaio). Spugnette per lavare i piatti, speriamo che non siano piene di detersivo. L’alcol ce l’ho. Ok, dovremmo avere tutto.

nebbia1

Funziona, funziona. Aveva funzionato anche l’altra volta, ma volevo controllare i tempi e se le torce cinesi a led sopravvissute a qualche repulisti dei miei (quelli che poi non si trova più niente, e infatti ho perso tutte quelle che avevo) vanno bene. Ok, vanno bene.

Dunque: si imbeve la spugnetta di alcol isopropilico, si tappa il bicchiere con un foglio di alluminio e lo si mette a contatto col ghiaccio secco (attenzione a non toccarlo con le mani, sono -78°C e fa male, attenzione soprattutto coi bambini in giro che si eccitano e te li ritrovi dove meno te li aspetti). Bastano pochi minuti, e non serve neanche tutto quel buio che ricordavo. Basta chiudere la finestra, e nel giro di qualche minuto il bicchiere si satura di vapore di alcol e illuminandolo con la torcia cinese a led di cui sopra si vede una fitta nebbiolina. In realtà, è meglio colorare di nero il foglio di alluminio, altrimenti riflette la luce della torcia e le tracce sono meno visibili. Ecco, a questo punto basta un po’ di pazienza se la camera-bicchiere è chiusa male, molta meno se si sono fatte le cose con maggior cura, e si cominciano a vedere le tracce delle particelle. Assomigliano vagamente alle scie lasciate dagli aeroplani nelle giornate limpide. Quando una paricella carica di energia sufficiente entra nello strato che contiene il vapore di alcol sovrasaturo, ionizza gli atomi lungo il suo cammino e innesca la condensazione. Quindi lungo il cammino della particella si formano delle goccioline di liquido che sono visibili alla luce della torcia.

Poi è tornato a casa il marito (il mio) con il telefono intelligente. La qualità del video è quella che è, colpa mia che gli ho impedito di lavorarci un po’.

Ora nel contenitore c’è ancora del ghiaccio secco. Abbiamo fatto le bolle col detersivo, e domattina non ci sarà più nulla.

Però valeva la pena.

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  1. Johnd878
    settembre 1, 2014 alle 6:35 pm

    I appreciate you sharing this article.Thanks Again. Really Cool.

  1. maggio 7, 2013 alle 9:50 am

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