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Un cestino da pic nic

Il primo cominciava proprio così: un cestino da pic nic, poi il prato, e ogni dieci secondi la scena veniva ripresa da una distanza dieci volte maggiore, fino ad arrivare ai confini dell’universo. E poi di corsa all’indietro, dentro la mano dell’ignaro picniccante, con una sorta di lente d’ingrandimento sempre più potente.

Potenze di dieci, il primo della serie (1968), era un documentario realizzato per IBM e diretto da Charles e Ray Eames, una coppia di designer statunitensi. Il documentario si ispirava al libro Cosmic View, l’Universo in quaranta salti (:-) ), di Kees Boeke (1957). Una roba potente, dato che le sono debitori altri due film dello stesso genere: Cosmic Zoom (sempre 1968)


e Cosmic Voyage (1996). Stavolta non si parte dal Canada, ma dall’Italia. A Venezia infatti Galileo nel 1609 incantò il Doge col suo canocchiale nuovo di zecca, prima di rimanere affascinato dalla scoperta che la Luna aveva montagne, e crateri, e valli.

Eh, ma non è finita. Questo è stato solo l’inizio.

Ora siamo nell’era delle cose interattive, no? E quindi possiamo diventare più piccoli di un chicco di caffè, zoomare in tre microsecondi dal Gruppo Locale ai preoni (ok, sono solo un’ipotesi!), e ora siamo qui: il colibrì non sta mai fermo, proprio come dev’essere, e cliccando sulle cose si scoprono un sacco di notizie interessanti. Provare per credere.

Ma, in fondo, non ci siamo mossi molto dal prato.

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